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P.E.A.C.E. AND L.O.V.E.

Hai appena subìto un infortunio o un trauma a seguito di una caduta o di una distorsione?
Non sai come affrontare questo momento delicato e hai paura di peggiorare la situazione?
NIENTE PAURA: oggi parliamo di come affrontare la fase acuta dopo un infortunio.
Nel corso degli anni le ricerche scientifiche si sono chieste quale fosse la migliore strategia per gestire le lesioni dei tessuti molli in particolar modo nelle primissime fasi. Per aiutare i pazienti a memorizzare gli approcci più adeguati sono stati elaborati diversi acronimi come:
PRICE (Protezione – Riposo – Ghiaccio – Compressione – Elevazione)
POLICE (come il primo, ma il riposo assoluto è sostituito dal “Carico ottimale”)

PEACE AND LOVE
Polizia?! Ghiaccio?! Pace e amore!? Ma che significano esattamente questi acronimi? Vediamoli nel dettaglio!
Il protocollo più recente risale al 2019 ed è stato pubblicato dal British Journal of Sport Medicine, uno dei punti di riferimento del nostro settore. Questo protocollo afferma che il tuo tessuto a seguito di un trauma ha bisogno di PEACE and LOVE.

Secondo lo studio, nei primi 3-5 giorni dall’evento lesivo bisogna dedicarsi alla fase PEACE ovvero:
P (PROTECTION – PROTEZIONE). Nei primi giorni ridurre il movimento e il carico
sulla struttura lesionata risulta essere fondamentale per evitare che questa si aggravi ulteriormente. Attenzione il periodo di protezione deve durare solo qualche giorno e non protrarsi per periodi di tempo eccessivamente lunghi!!
E (ELEVATION). Portare l’arto più in alto rispetto al cuore promuove il ritorno venoso, velocizzando il riassorbimento dell’edema, e quindi il processo di guarigione.

A (AVOID ANTI-INFLAMMATORIES). In questa fase spesso si ricorre all’utilizzo di antinfiammatori. C’è anche da dire che alcune recenti ricerche scientifiche al riguardo scoraggiano l’impiego di tali farmaci in quanto diminuiscono e rallentano i fisiologici tempi di recupero e riparazione del tessuto lesionato.
C (COMPRESSION). Compressione, l’utilizzo di un bendaggio compressivo aiuterà il corpo a limitare l’edema.
E (EDUCATION) Il clinico deve istruire il paziente sui benefici di un recupero attivo e personalizzato

Successivamente si passa alla fase del LOVE:
L (LOAD) – CARICO. È ormai noto che il riposo prolungato sia controproducente, quindi non appena i tessuti e la sintomatologia lo consentono bisogna caricare i tessuti tramite esercizi che favoriscano la guarigione della lesione e impediscano la perdita di forza muscolare.
O (OPTIMISM) – OTTIMISMO. Paura del movimento, catastrofizzazione e depressione possono essere delle barriere nel recupero e nel trattamento, portando di conseguenza a peggiore prognosi e risultati più scarsi. Quindi…. SU CON IL MORALE!!
V (VASCULARISATION) – VASCOLARIZZAZIONE. Per favorire e promuovere il recupero della zona di lesione bisogna richiamare sangue. Quale modo migliore di farlo se non attraverso della sana attività cardiovascolare? Attenzione però questa non deve provocare dolore né sovraccaricare le strutture!
E (EXERCISE) – ESERCIZIO. Esercizio, esercizio ed ancora esercizio terapeutico! Le strutture muscolo-scheletriche ne hanno bisogno per recuperare mobilità e forza in modo da ridurre la probabilità di un nuovo infortunio.

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Sindrome del piriforme, la falsa sciatica

Che cos’è il piriforme?

Il piriforme è un muscolo profondo del bacino di forma triangolare (per questo viene anche chiamato “piramidale”). Origina dalla faccia interna dell’osso sacro, decorre nella regione glutea e si va ad inserire sul femore omolaterale, a livello del grande trocantere.

Cosa fa il piriforme

Oltre ad essere un importante stabilizzatore del bacino, esso ruota esternamente il femore quando l’anca è sotto ai 60° di flessione; oltre i 60° di flessione partecipa all’abduzione. Invertendo il “punto fisso” sul femore, partecipa invece alla retroversione del bacino.

Che cos’è la sindrome del piriforme?

Il piriforme si trova a strettissimo contatto con il nervo sciatico, per questo si può venire a generare quella che viene definita “sindrome del piriforme”: un insieme di segni e sintomi a carico di questo muscolo che può andare in spasmo o in forte contrattura o accorciamento, e di conseguenza generare sofferenza del nervo sciatico (o ischiatico) che gli passa a così stretto contatto.

Quali sono i sintomi della sindrome del piriforme?

  • Dolore profondo nella zona del gluteo, che può irradiarsi in alto nella zona lombare oppure in basso lungo la gamba.
  • Formicolio, intorpidimento o bruciore nella zona del gluteo, che può scendere lungo la gamba e arrivare occasionalmente fino al piede.
  • Lo spasmo del piriforme potrebbe anche interessare un altro nervo: il pudendo, che innerva i muscoli viscerali e la vescica. In questo caso si possono manifestare dolore, formicolii e intorpidimento all’inguine, fino alle incontinenze urinaria e fecale nei casi più seri.
  • Limitazione dei movimenti dell’anca.

Si parla di falsa sciatica perché la maggior parte dei sintomi della sindrome del piriforme sono simili a quelli della lombosciatalgia, nella quale c’è invece compressione della radice del nervo a livello lombare.

Quali sono le cause?

  • Traumi nella regione glutea
  • Movimenti bruschi che provocano stiramento del piriforme
  • Alterazioni posturali che portano in spasmo il muscolo
  • Alterazioni strutturali a livello delle ossa del bacino, dell’anca o degli arti inferiori
  • Sollecitazioni ripetute per molto tempo (ad esempio in alcuni sport come il canottaggio o il ciclismo)
  • Interventi chirurgici nella zona del bacino (es. protesi d’anca) o nella zona addominale

Di solito attività come camminare molto, fare squat, correre, stare molto tempo seduti, specialmente con le gambe accavallate… possono aumentare il dolore.

UN CONSIGLIO: NON PORTARE il portafoglio nella tasca posteriore dei pantaloni!!
La compressione che viene generata dal portafoglio sullo sciatico stando molto tempo seduti può spesso essere causa di quella che viene definita “nevrite da portafoglio”

Quali sono i rimedi?
Molto spesso la fisioterapia è fondamentale per venir fuori da questo tipo di situazione. I mezzi fisici più utilizzati per diminuire l’infiammazione sono tecnologie di ultima generazione come il laser ad alta potenza nella fase acuta; tecar, ipertermia e onde d’urto sono anch’esse spesso molto utili.
Si utilizzano inoltre specifiche terapie manuali, esercizio terapeutico (in particolare esercizi di allungamento muscolare mirati) e rieducazione posturale.

Sindrome del piriforme: un esercizio che può aiutarti
Sdraiati in posizione supina, preferibilmente a terra su un tappetino.
Porta il ginocchio della parte che ti fa male verso la pancia e tira leggermente verso il petto, finché inizi a sentire una lieve tensione muscolare e aspetta qualche secondo che il gluteo inizi ad allungarsi e distendersi;
a questo punto lascia la mano omolaterale sul ginocchio e quella controlaterale falla scivolare verso la caviglia. Se non ci arrivi bene puoi aiutarti con un elastico o una cinta.
Adesso inizia a portare il ginocchio verso la spalla controlaterale finché riesci a mantenere il bacino appoggiato a terra; ora inizia a portare un po’ anche la caviglia in direzione della spalla controlaterale, finché avverti una leggera tensione (sempre molto sopportabile) nella zona laterale del gluteo. Andremo in questo modo ad allungare sia il piriforme che il medio gluteo.
Mantieni la posizione per almeno 40 secondi, riposa un minuto e ripeti da 3 a 5 volte.
2 accortezze: mantieni il fianco della gamba piegata sempre “lungo” (ti aiuta avere sempre la sensazione di spingere questo gluteo verso il piede della gamba distesa a terra), e ricorda di mantenere il bacino ben appoggiato a terra.

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Esercizi Propriocettivi

Che cos’è la propriocezione?

In neurofisiologia, per “propriocezione” si intende l’insieme delle informazioni ricevute dal sistema nervoso centrale relativamente alla posizione del proprio corpo e dei vari segmenti corporei nello spazio quando si è immobili; durante il movimento viene più propriamente utilizzato il termine di “cinestesia”.
Esistono diversi tipi di propriocettori (recettori cutanei, muscolari, tendinei, articolari, ecc.) deputati a raccogliere informazioni di varia natura (ad es. lo stato di contrazione di determinate fibre muscolari, la pressione esercitata all’interno di un’articolazione, lo stato di tensione di uno specifico legamento, la pressione esercitata dalla compressione della pelle su varie superfici…) che permettono al
cervello di determinare in ogni momento l’orientamento di ogni singola parte del nostro corpo nello spazio e i reciproci rapporti tra loro. Ciò è particolarmente importante nella dinamica del movimento che andiamo a compiere, poiché senza essere informato costantemente sulla nostra posizione nello spazio il sistema nervoso centrale non sarebbe in grado di generare movimenti coerenti e organizzati, ma soprattutto non lesivi per il sistema muscolo-scheletrico.

Che cos’è l’equilibrio

Strettamente legato al concetto di propriocezione è quello di “equilibrio”. Affinché il nostro corpo non si sbilanci, sia nello stato di quiete che durante il movimento, il sistema nervoso centrale integra costantemente le informazioni che provengono dai propriocettori con quelle che arrivano dall’ambiente esterno (raccolte tramite organi di senso specifici come gli occhi e il sistema vestibolare dell’orecchio interno), permettendoci di muoverci e adattarci ad ogni condizione ed eventualmente correggere e tarare adeguatamente il movimento stesso, quando necessario (ad es. evitare un ostacolo improvviso o alzare la guardia per evitare un colpo).

Quando servono gli esercizi propriocettivi

Un allenamento specifico per la propriocezione e l’equilibrio è indispensabile sia negli atleti, i cui gesti devono avvicinarsi spesso alla perfezione sia per il conseguimento di grandi risultati che per evitare infortuni di vario genere, sia in tutti quei pazienti che presentano un deficit della fisiologia del movimento. Deficit che possono essere attribuibili a varie condizioni: patologie a carico del sistema nervoso centrale (ad es. ictus, sclerosi multipla, parkinson, ecc.) o di quello muscolo- scheletrico (ad es. traumi articolari, esiti di interventi chirurgici a tendini o legamenti, ecc.). In ognuna di queste condizioni la fisioterapia riveste un ruolo fondamentale sia per il recupero funzionale della parte lesa che, più in generale, del sistema propriocettivo e di equilibrio. È, infatti, impensabile che un paziente
recuperi completamente il movimento di un’articolazione senza avere la piena consapevolezza di come essa sia orientata nello spazio e, in generale, senza averne il completo controllo, sia in posture statiche che dinamiche.

COME SI SVOLGONO GLI ESERCIZI PROPRIOCETTIVI?
Il fisioterapista costruisce l’esercizio terapeutico in modo molto specifico, servendosi di materiali di ogni genere e allestendo il setting di lavoro nella maniera più idonea per un recupero quanto più rapido e sicuro possibile. Facciamo l’esempio di un paziente che abbia subito un trauma distorsivo alla caviglia, al ginocchio o all’anca. L’articolazione diventerà instabile in quanto non sarà più stabilizzata in modo efficace dal proprio sistema legamentoso, diventato lasso e poco resistente, tenderà
a cedere e a pregiudicare l’equilibrio del paziente durante la deambulazione o l’attività sportiva. Gli stessi recettori podalici vengono compromessi dopo un periodo di immobilità o mancanza di carico sull’arto inferiore. Il paziente va quindi innanzi tutto rieducato nella percezione dell’articolazione nello spazio sia con esercizi fuori carico che in carico, sia statici che dinamici, in posizione bipodalica e successivamente monopodalica (su un piede solo), per rinforzare quanto più possibile la muscolatura affinché possa garantire una maggiore stabilità articolare, e i recettori podalici e le altre strutture tendinee e legamentose possano ritrovare la loro normale funzionalità. Inoltre gli stessi esercizi possono essere resi più allenanti utilizzando superfici d’appoggio diversificate (tappeti di varia consistenza come i Synergy Mat, pedane instabili di diverse forme e consistenze, ecc.) così da fornire stimoli sempre maggiori alla muscolatura e al sistema nervoso centrale, migliorando considerevolmente l’equilibrio del paziente.

TECNOLOGIA SYNERGY MAT

All’interno di questo approfondimento, abbiamo parlato di Synergy Mat, ma a cosa fa riferimento? Synergy Mat è la risposta rivoluzionaria alle esigenze di allenamento, riabilitazione e rieducazione naturale del corpo, che stimola in modo naturale l’attività dei recettori nervosi (propriocettori).: clicca qui e consulta tutte le informazioni su questa tecnologia.

Appr. SynergyMat, Approfondimenti, Lo Sapevi che

Trattamento Physio TT

Siete pronti a trasformare il grasso in energia?

Vieni a scoprire il trattamento PhysioTT, lo strumento per il benessere e il recupero della forma fisica! Grazie alla tecnologia Human Tecar, il metabolismo si attiva e già con poche sedute il tessuto adiposo viene sciolto e trasformato in energia.

Cos’è PhysioTT?

Human Tecar PhysioTT è la fisioterapia dedicata al benessere e al recupero della forma fisica, un trattamento piacevole e rilassante per il dimagrimento localizzato. Agisce sulle zone adipose interessante a livelli fisiologici (37° e 38°), attivando gli enzimi naturali che, nel corpo, trasformano il grasso in energia disponibile rapidamente.
Human Tecar PhysioTT è uno stimolatore elettromagnetico per la micrococircolazione, ch utilzza fasce termiche che servono per modulare fisiologicamente il microclima provocato su deteminate aree del corpo.

Il funzionamento di PhysioTT

Human Tecar PhysioTT prevede sette tipologie di fasce termiche distinte, ognuna delle quali controllata da uno o due microprocessori: queste fasce sono collegate ad un’unità di controllo che regola l’intensità e diffonde omogeneamente un leggero ed efficace calore su vaste aree del corpo, attraverso l’emissione di un segnale infrarosso a 1400 nanometri circa. Attraverso la sollecitazione, il nostro organismo aumenta la circolazione sanguigna segmentale, incrementando il metabolismo in modo fisiologico.
I vantaggi

Il microclima a temperatura controllata, sviluppato con l’impiego della strumentazione di Human Tecar PhysioTT, produce numerosi benefici per l’attività muscolare e la microcircolazione. Di seguito elenchiamo alcuni vantaggi:

    • Effetto termico, tradotto come rilassamento muscolare.
    • Effetto antalgico, in quanto vengono eliminati i cataboliti prodotti dai tessuti.
    • Effetto trofico, con apporto di sostanze nutritive e di ossigeno nei tessuti.

Scopri di più sul nostro trattamento PhysioTT e i pacchetti disponibili presso i nostri Centri.

Clinica Estetica, Lo Sapevi che

La cellulite

La cellulite o PEFS (Panniculopatia Edemato Fibro Sclerotica)

La cellulite è caratterizzata da ipertrofia delle cellule adipose, tra le quali si vanno ad accumulare liquidi in eccesso.

Si ha quindi un rallentamento del flusso sanguigno, a causa in particolare dell’alterazione dei sistemi venoso e linfatico. La conseguente stasi di liquidi, si presenta tipicamente con la cosiddetta “pelle a buccia d’arancia”.

Colpisce quasi il 90% delle donne, ed è particolarmente evidente nelle zone più sensibili all’azione degli estrogeni: cosce, fianchi e glutei, ma può essere presente anche su braccia e polpacci.

Si instaura nell’ipoderma, zona prevalentemente adiposa sotto al derma. Le cellule adipose aumentando di volume trattengono i liquidi mentre il metabolismo tra gli spazi intercellulari incontra difficoltà. Il mancato drenaggio determina stasi e infiammazione locale. I trigliceridi fuoriescono e si insinuano tra i tessuti fino a formare una massa compatta che va ad alterare struttura e metabolismo dei tessuti coinvolti (generando la cosiddetta lipodistrofia). La conseguente compressione del tessuto connettivo si ripercuote sui vasi sanguigni (portando un blocco metabolico e abbassamento della temperatura locale) e sulle terminazioni nervose provocando dolore.

Come mai un centro di fisioterapia si occupa di un problema “estetico”?

Come già spiegato, il problema estetico è la manifestazione di una vera e propria patologia. Andando ad intervenire sul problema circolatorio, migliora l’aspetto patologico e di conseguenza anche l’aspetto estetico.

Trattandosi, appunto, di una patologia, chi meglio di un operatore sanitario è competente?

Distinguiamo almeno 4 tipi di cellulite o PEFS:

  1. Compatta o dura: frequente nelle donne giovani, risulta dolente alla palpazione e l’aspetto “a buccia d’arancia” si evidenzia andando a comprimere manualmente.
  2. Molle. Più frequente dopo i 45/50 anni di età, è caratterizzata da tessuti ipotonici e fluttuazione di questi tessuti durante il movimento. L’aspetto “a buccia d’arancia” è particolarmente evidente.
  3. Edematosa. Caratterizza solitamente gli stadi iniziali della cellulite. È tipicamente piuttosto dolente alla palpazione o alla compressione, ed è conseguenza del problema circolatorio.
  4. Mista. Quando si hanno più tipi di cellulite in una stessa persona.
Clinica Estetica, Lo Sapevi che

Mal di schiena

SOS MAL DI SCHIENA: ISTRUZIONI PER L’USO

Ho un forte dolore alla schiena da stamattina, devo preoccuparmi?

Il mal di schiena acuto, nel 90% dei casi, risolve spontaneamente nel giro di qualche settimana. Le terapie che vengono utilizzate hanno lo scopo di trattare i sintomi in breve tempo (in particolare il dolore e la limitazione del movimento) e soprattutto di evitare future recidive.

Il dolore è causato dalle vertebre?

Il mal di schiena non è quasi mai causato dalle ossa: di solito dipende da una difficoltà di funzionamento di una delle componenti (muscoli, legamenti, disco). La schiena è come un orologio di alta precisione in cui anche un granellino di sabbia (una piccola lesione) può causare notevoli difficoltà (il dolore, a volte anche molto forte). C’è però una grossa differenza: la schiena è molto più solida di un orologio!

Ho fatto una risonanza magnetica e ho delle ernie lombari, devo operarmi?

Le cause gravi di mal di schiena sono rarissime (meno di 1 caso su 300) e con gli esami strumentali non si possono quasi mai individuare le cause del dolore. Gli esami dimostrano in realtà solo l’invecchiamento delle strutture (artrosi, discopatia) o situazioni che nulla hanno a che vedere col dolore in quel momento (ernie del disco, per esempio). L’intervento chirurgico è consigliato solo nei casi in cui compaiano sintomi neurologici invalidanti (perdita di forza e sensibilità alle gambe, riflessi alterati).

 

CONSIGLI UTILI

  • Evita le posizioni ferme mantenute a lungo: il movimento aiuta
  • Se ti è possibile, continua a lavorare
  • Evita di metterti a letto durante il giorno
  • I farmaci leniscono il dolore, ma non risolvono il problema
  • Comincia gradualmente a fare qualcosa di più ogni giorno
  • Non sollevare oggetti troppo pesanti per te e evita la torsione del tronco
  • Quando stai fermo o ti riposi, cerca di adottare le posizioni meno dolorose e cambiale spesso
  • Se la posizione seduta peggiora il dolore, evitala
  • Non scoraggiarti per il dolore, anche se è forte: non c’è relazione fra intensità del dolore e danni alla schiena ed è molto probabile che duri poco, sia pure con alti e bassi
  • Ricorda che ci possono essere delle ricadute: rimetti in forma la schiena e adotta uno stile di vita sano
  • Non cercare soluzioni on-line, ma affidati ad un professionista per ogni tuo dubbio

Per inquadrare il problema è sufficiente un’adeguata valutazione con un fisioterapista esperto, che saprà darti consigli utili per la gestione del tuo dolore.

Clinica Della Colonna, Lo Sapevi che

Rieducazione posturale

COM’É FATTA LA COLONNA VERTEBRALE?

La colonna vertebrale è la struttura assile di sostegno del tronco e possiamo suddividerla in quattro parti:

  1. La zona cervicale (composta da 7 vertebre)
  2. La zona dorsale (composta da 12 vertebre)
  3. La zona lombare (composta da 5 vertebre)
  4. La zona sacro-coccigea (composta da 8-10 vertebre fuse tra loro)

Questa divisione è valida solo per classificare problematiche strettamente localizzate; in realtà la colonna vertebrale si comporta come un unico sistema e tutte le zone sono interconnesse fra loro ed interagiscono anche con le braccia, le gambe, gli organi interni…

Seguendo questa logica si può comprendere come un dolore percepito in una zona potrebbe essere dovuto a problemi che hanno avuto origine in un’altra parte del corpo.

La nostra attenzione si pone sulla colonna vertebrale in quanto, essendo il vero pilastro del nostro corpo, è continuamente sottoposta a sollecitazione che ne possono influenzare la stabilità e, di conseguenza, possono modificare il nostro atteggiamento posturale.

QUALI SONO GLI SQUILIBRI PIÙ COMUNI DELLA COLONNA VERTEBRALE?

Fisiologicamente la nostra colonna vertebrale (rachide) presenta una lordosi cervicale, una cifosi dorsale, una lordosi lombare ed una curva pelvica formata da sacro e coccige.

Le perturbazioni più comuni che alterano questo equilibrio sono le seguenti:

Quando questo accade non è detto che la persona in questione abbia dei sintomi; piuttosto è abbastanza frequente che la persona attui dei compensi (quasi sempre inconsciamente) per far sì che non si abbiano dolori e si possano continuare a svolgere le attività di tutti i giorni.

Purtroppo arriva il momento in cui il corpo non riesce più a compensare e si manifestano vari tipi di problematiche, rendendo necessario l’intervento fisioterapico.

COS’É LA RIEDUCAZIONE POSTURALE?

La rieducazione posturale è un approccio globale sul corpo e si pone come obiettivo di ristabilire l’equilibrio e le simmetrie della persona.

Nelle sedute si evidenziano principalmente tre strumenti riabilitativi fondamentali:

  1. La terapia manuale del fisioterapista
  2. La corretta respirazione del soggetto che effettua la seduta
  3. Le posizione in cui viene “costretto” il corpo al fine di ottenere l’allungamento delle strutture desiderate.

Il fisioterapista effettua dei trattamenti manuali sulle zone del corpo che sono soggette ad alterazione e che, una volta liberate dai disturbi, daranno sollievo all’intera situazione generale del paziente.

La respirazione è fondamentale in una rieducazione posturale e si avvale di specifici utilizzi del diaframma, il principale muscolo respiratorio del nostro corpo. Il diaframma possiede dei fasci muscolari che si collegano allo sterno, alle coste e alle vertebre lombari. Se c’è un blocco del diaframma è quindi probabile che ne risentano tutti complessi appena citati.

La rieducazione posturale è un tipo di terapia a lungo termine, con cui si ottengono risultati duraturi e costanti nel tempo. Questo avviene soprattutto se dopo il primo periodo intenso di sedute (1 volta a settimana per gli adulti, due volte a settimana per particolari situazioni adolescenziali) il soggetto continua la riabilitazione con un percorso di mantenimento che si andrà a diradare sempre di più fino a raggiungere la frequenza di una volta ogni 4-6 settimane.

Non è possibile stilare un protocollo valido in generale poiché ogni soggetto avrà un percorso riabilitativo dedicato alla sua situazione e, laddove necessario, può essere integrato da altre terapie manuali o strumentali (es. tecarterapia).

Per riassumere, le problematiche principali per cui è indicata una rieducazione posturale sono:

  • Difetti posturali (es. scoliosi, ipercifosi, iperlordosi, spalle anteposte)
  • Protrusioni o ernie discali
  • Cervicalgia (anche con mal di testa o irradiamento sulle spalle)
  • Dorsalgia
  • Lombalgia o lombosciatalgia
  • Pubalgia
  • Coxalgia (dolori alle anche)
  • Alterazioni del ginocchio (varismo, valgismo, ginocchio flesso o iperesteso)
  • Alterazioni del piede (piede piatto, piede cavo)
  • Tutte le problematiche articolari che possano trarre origine da una retrazione muscolare o miofasciale.

Specializzazioni: scopri come possiamo aiutarti! Clicca qui e scopri il nostro approfondimento dedicato alle problematiche della schiena.

Appr.Artrosi, Clinica Della Colonna, Lo Sapevi che

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