Protesi d’anca

Protesi d’anca

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Cenni di anatomia

L’osso dell’anca si costituisce per la fusione di tre ossa: l’ileo, l’ischio ed il pube. La faccia esterna dell’osso dell’anca presenta una zona concava detta acetabolo, che accoglie perfettamente al suo interno la testa del femore (articolazione coxo-femorale). Proprio quest’ultima struttura citata viene presa in considerazione in un intervento di protesi d’anca.

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Perché si mette la protesi d'anca

Il motivo principale per cui una persona effettua un intervento di protesi d’anca è una frattura intracapsulare della testa del femore (frattura sottocapitata e frattura transcervicale principalmente). Per gli altri tipi di fratture della testa del femore si opera con chiodi, viti o placche. Altri motivi rilevanti che giustificano l’operazione sono il dolore e la limitazione funzionale. Il dolore è solitamente inguinale con irradiazione sulla coscia (va sul gluteo o scende fino al ginocchio). I movimenti più complicati risultano essere l’abduzione d’anca (difficoltà a portare la gamba verso l’esterno) e l’intrarotazione d’anca (difficoltà ad accavallare le gambe). Inoltre si può avvertire una debolezza muscolare della coscia e può essere presente una forte artrosi. Un fattore rilevante è l’età del soggetto poiché la protesi ha una durata limitata nel tempo (10-20 anni a seconda dell’uso che se ne fa); quindi farla ad una persona troppo giovane vorrebbe dire mandarla incontro ad una futura revisione e si preferisce intervenire in altri modi.

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Tipologie di protesi

Esistono due tipologie di protesi:

  • endoprotesi: prevede la sostituzione della sola componente femorale Si usa per fratture da osteoporosi Spesso si usa anche in pazienti molto anziani perché garantisce minori rischi operatori per quanto riguarda la vascolarizzazione.
  • artoprotesi: – Prevede la sostituzione di entrambe le componenti (sia femorale che acetabolare).Si usa per coxartrosi. Spesso la riabilitazione è più veloce e garantisce un migliore recupero funzionale.
Entrambe queste operazioni possono essere svolte tramite cementazione (la protesi è più stabile ma è difficile revisionarla quindi si usa spesso in pazienti anziani) o non cementazione (su persone con una buona struttura ossea ma è più lento il rimodellamento osseo). Ricordiamo che ogni valutazione sul tipo di protesi da effettuare spetta al medico chirurgo.

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Riabilitazione

La riabilitazione fisioterapica inizia nella fase preoperatoria con lo scopo di ridurre il dolore e permettere al soggetto di arrivare all’intervento con un livello muscolare adeguato. Questa fase è importantissima per un più rapido ed efficace percorso post-operatorio che riporterà il soggetto a condurre tutte le attività funzionali che aveva perso. Questa fase prevede:

  • Potenziamento dell’arto controlaterale.
  • Mobilizzazione .
  • Allungamenti muscolari
  • Esercizi per la colonna e per il bacino.
  • Correzione dei compensi.
  • Lavoro propriocettivo sugli arti inferiori.
  • Istruzione del soggetto ad azzerare gli schemi di movimento sbagliati che si è creato a causa del dolore e delle limitazioni.
  • Educazione ai passaggi posturali e all’uso degli ausili (deambulatore, bastoni canadesi).

Segue poi la fase post-operatoria, che comincia il giorno successivo all’operazione nella struttura in cui si viene operati.

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Obiettvi della riabilitazione post-operatoria

  • Riduzione del dolore, dell’edema e dell’infiammazione
  • Prevenire pericoli derivanti dall’immobilizzazione (piaghe, trombosi)
  • Rendere il soggetto autonomo nei passaggi posturali
  • Recupero dell’articolarità dell’anca
  • Potenziare la muscolatura dell’intera gamba
  • Ripristinare la funzione propriocettiva
  • Recupero completo della forza muscolare e dell’articolarità
  • Rieducazione ad un corretto trasferimento di carico in statica ed in dinamica
  • Rieducazione ad una deambulazione autonoma
  • Recupero delle normali lunghezze muscolari e tendinee
  • Ripristino completo della funzione propriocettiva
  • Ripresa delle attività di vita quotidiana
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Il Trattamento

  • Corretto posizionamento a letto
  • Prevenzione dei decubiti
  • Contrazione isometrica di glutei e quadricipite
  • Mobilizzazione attiva della caviglia
  • Mobilizzazione passiva ed attivo-assistita dell’anca e del ginocchio
  • Posizione seduta con le gambe fuori dal letto
  • Allungamenti
  • Contenzione elastica antitrombosi
  • Decubito laterale sul lato non operato
  • Mantenimento della forza muscolare dell’arto
  • inferiore non operato e degli arti superiori
  • Mobilizzazione anca operata
  • Esercizi di rinforzo e stabilizzazione per l’arto operato
  • Passaggi posturali
  • Ortostatismo e inizio della deambulazione con ausili
  • Mobilizzazione attiva e progressivo aumento dei carichi di lavoro.
  • Deambulazione con bastoni canadesi (indicativamente dopo 1 mese si toglie il bastone del lato operato.
  • Dopo 2 mesi si tolgono entrambi).
  • Esercizi in ortostatismo
  • Salire e scendere le scale
  • Evitare le zoppie
  • Esercizi propriocettivi e di equilibrio
  • Lavoro decontratturante
  • Lavoro sulla cicatrice (dopo rimozione dei punti)
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Movimenti da evitare

Nei primi due mesi dopo l’operazione il soggetto dovrà evitare alcuni movimenti per non rischiare che ci sia una lussazione della protesi. Il rischio c’è perché i tessuti non si consolidano prima di 6-10 settimane. Principalmente il soggetto:
  • Non deve flettere l’anca più di 90°
  • Non deve ruotare l’anca
  • Non chinarsi a raccogliere cose da terra col ginocchio esteso
  • Non chinarsi in avanti quando si è seduti
  • Non accavallare le gambe
  • Non dormire sul fianco operato
  • Dormire sul fianco non operato solo mettendo un cuscino tra le gambe
  • Non chinarsi per rimboccarsi le coperte a letto
  • Da seduto, mantenere le gambe leggermente divaricate e non sedersi su cuscini morbidi
  • La seduta deve essere alta (mettere dei rialzi)
  • Per alzarsi dalla sedia non bisogna fletter il busto in avanti ma scivolare con le natiche fino al bordo della sedia e poi alzarsi
  • La doccia va fatta da seduti con lo schienale posto nella cabina doccia
  • Utilizzare un alza-water
  • Utilizzare un calzascarpe lungo
  • Evitare le attività che comportano una flessione del busto (stirare, spolverare, lavare i piatti, rifare i letti…)
  • Non guidare nelle prime 6 settimane
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