Artrosi

Artrosi

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Che cos’è l’artrosi?

Col termine di artrosi si intende una sofferenza cronica dell’articolazione a carattere evolutivo, consistente inizialmente in alterazioni regressive della cartilagine articolare (che riveste le superfici ossee che si articolano tra loro, proteggendole da usura meccanica) e secondariamente in modificazioni delle altre strutture che compongono l’osso (tessuto osseo, sinovia, capsula).

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Chi sono gli individui più a rischio?

Fattori generali
  • età avanzata (modificazioni del pH del liquido sinoviale presente nell’articolazione);
  • reditarietà (documentata predisposizione a questo tipo di affezioni);
  • obesità (sovraccarico delle articolazioni e accumulo di colesterolo);
  • alterazioni metaboliche (del calcio, etc.);
  • ambiente (abitazione, clima, condizioni di lavoro, etc.).


Fattori locali
  • concentrazione o alterata distribuzione delle sollecitazioni meccaniche sulla superficie articolare (ad es. per deviazione dei normali assi di carico nel ginocchio varo o valgo, nel piede cavo o piatto, in esiti di displasia dell’anca, etc.);
  • alterazioni prodotte da affezioni di natura infiammatoria (ad es. artrite reumatoide), postraumatica (forti contusioni, microtraumi da gesti ripetuti o esiti di fratture), etc.
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Quali sono i sintomi?

La sintomatologia è locale (a livello dell’articolazione colpita). Si instaura in modo subdolo e tardivo, cioè compare solo quando l’artrosi è in stato avanzato e non subito all’inizio della malattia, evolve in maniera cronica, pur attraversando periodi di attenuazione o remissione. I sintomi principali sono due: – il dolore locale. Presenta un ciclo in tre tempi: è vivo all’inizio del movimento (ad es. al mattino), si attenua durante l’attività funzionale, si riacutizza poi dopo affaticamento (ad es. alla sera); nelle fasi più avanzate si fa ininterrotto, disturbando anche il riposo notturno; – la limitazione funzionale. Può essere relativamente precoce e costante, anche se inizialmente non interessa tutti i piani del movimento dell’articolazione colpita, col passare del tempo può giungere fino alla completa abolizione della mobilità articolare (in altri termini non si riesce più a muovere quell’articolazione, se non con grande sforzo e dolore).

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Come capisco di avere l’artrosi?

La diagnosi è prima di tutto clinica attraverso lo studio dei sintomi e dei fattori di rischio (vedi paragrafi precedenti: “fattori generali” e “fattori locali”), ma può avvalersi di un supporto radiologico adeguato, più frequentemente una radiografia. I reperti più comuni, riscontrati con la radiografia, sono principalmente due:

  • restringimento della rima articolare, cioè dello spazio delle due ossa articolate (dovuto all’usura della cartilagine di rivestimento);
  • presenza di protuberanze ossee (osteofiti) di varia forma e grandezza, a livello dei bordi delle superfici articolari. Con l’avanzare dell’artrosi gli osteofiti possono limitare la normale meccanica articolare e irritare, infiammare i tessuti molli con cui vengono a contatto (ad es. tendini, capsula, legamenti, etc.).
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Come si cura l’artrosi?

Poiché non esiste una vera e propria cura, l’arma più efficacie per combattere l’artrosi è, senza dubbio, la prevenzione per evitarne l’instaurarsi o, quanto meno, rallentarne l’evoluzione. Facendo riferimento ai fattori di rischio già menzionati precedentemente (obesità, alterazioni metaboliche, ambiente, etc.), condurre uno stile di vita sano risulta essere il primo passo fondamentale. Questo però può non essere sufficiente: nel caso in cui ci troviamo di fronte a disturbi posturali, i quali sono sempre caratterizzati da disallineamenti articolari, le articolazioni si trovano in squilibrio meccanico, tanto che la cartilagine viene progressivamente usurata laddove risulta essere maggiormente sollecitata. Questo processo è inizialmente asintomatico ma è proprio in questo momento che bisogna agire, ma in che modo? La fisioterapia è lo strumento più valido per fronteggiare l’artrosi, grazie ai suoi numerosi approcci:

  • la ginnastica posturale e la terapia manuale, grazie alle quali si può ristabilire la corretta simmetria articolare, necessaria affinché le forze meccaniche dirette alle articolazioni si distribuiscano in modo equilibrato, evitando sovraccarichi osteocartilaginei;
  • l’esercizio terapeutico, che ci permette di far muovere le articolazioni nel modo più appropriato, favorendone la produzione del liquido sinoviale, necessario per il nutrimento e l’imbibizione (lubrificazione) della cartilagine articolare;
  • la massoterapia, molto utile per eliminare le tensioni muscolo-tendinee che si ripercuotono inevitabilmente sulla simmetria e la meccanica articolare.

La fisioterapia si dimostra molto efficacie anche nel trattamento conservativo, quando la sintomatologia è già conclamata, favorendone la regressione ed rallentandone il progressivo peggioramento. In questo caso, oltre alle sempre indicatissime metodiche sopra citate (ginnastica posturale, terapia manuale, esercizio terapeutico, massoterapia) ci si può avvalere dell’utilizzo di vari strumenti elettromedicali, la cui corretta applicazione, è determinante nell’eliminazione e/o contenimento della sintomatologia algica e infiammatoria. Tra i mezzi fisici più impiegati in fisioterapia ricordiamo:

  • Tecar
  • Ultrasuoni
  • Laser Tens
  • Ipertemia
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Quindi basta la sola fisioterapia per combattere l’artrosi?

La risposta è assolutamente sì, almeno nelle fasi iniziali della patologia. Nei casi in cui l’artrosi sia molto avanzata la fisioterapia da sola può non essere sufficiente. Alcuni pazienti traggono giovamento dall’utilizzo di tutori che, se usati correttamente, possono garantire un valido supporto alle articolazioni colpite. Anche farmaci analgesici e antinfiammatori possono rivelarsi più o meno efficaci nel contrastare i sintomi della malattia, non sono però privi di effetti collaterali se presi a lungo (ad es. ulcera gastrica). Infine le infiltrazioni intra-articolari di cortisonici sono utili nell’alleviare i sintomi, ma poiché i cortisonici possono danneggiare la cartilagine residua, tale trattamento dovrebbe essere riservato ai soli pazienti anziani. Le infiltrazioni con acido ialuronico, invece, non comportano rischi per la cartilagine residua per cui anche i pazienti più giovani possono usufruirne; lo svantaggio è che il trattamento è temporaneo (alcuni mesi) e non sempre efficacie.

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Cosa fare se il trattamento conservativo fallisce?

Quando il trattamento conservativo non dà i frutti sperati si ricorre al trattamento chirurgico, di solito rappresentato da un intervento di artroplastica, ossia l’impianto di una protesi in materiali biocompatibili che vada a sostituire il tessuto osteoarticolare danneggiato. Tale soluzione trova particolare applicazione nelle fasi molto avanzate dell’artrosi di ginocchio (gonartrosi), di anca (coxartrosi) e di spalla.
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